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La Cutura, il giardino botanico nato nella pietra

01/11/2006
dove la meraviglia dell'esistenza abita da sempre...

Chi non ha mai sognato di piantare tutto e trasferirsi su un isola esotica? Salvatore Cezzi ha fatto l’esatto contrario, la sua isola tropicale l’ha “ricreata” a Giuggianello, a pochi chilometri dalla banca di Maglie, di cui è stato direttore generale fino al duemila. Fu nonna Antonietta, di origine spagnola, a dischiudere al piccolo Salvatore l’affascinate e “spinoso” mondo delle piante grasse, quando, sull’assolato balcone della sua casa la vedeva curare questi piccoli mondi racchiusi in vaso, con la stessa premura che si ha per un bimbo.
Forse è il destino a decidere per noi, ma Salvatore Cezzi il suo destino lo ha coltivato piano piano, viaggio dopo viaggio; quel lavoro “dietro una scrivania” non sarebbe durato a lungo, perché il richiamo di quella terrazza non lo aveva mai lasciato.
Dapprima era solo un angolo verde e silenzioso, dove rilassarsi e dimenticare gli aridi problemi della finanza…i viaggi fatti da studente riportavano sempre un ricordo verde di paesi lontani e caldi, dove le piante si fanno ammirare, ma non toccare, in fantasiose forme e inaspettati colori e si difendono con aculei trasparenti facendo dell’acqua il loro stesso cuore.
Salvatore Cezzi, dal 1974 ha costruito, pezzo dopo pezzo, il suo paradiso verde, dando forma e sostanza alla sua infinita passione. Ma è solo nel 2000, che decide di lasciare definitivamente il suo prestigioso incarico da manager, dedicandosi completamente al suo sogno: nasce il Giardino Botanico la Cutura; si manifesta così il bisogno di condividere con gli altri la bellezza di un mondo complesso e delicato allo stesso tempo.
Oggi i cancelli della Cutura si aprono per accogliere visitatori da ogni parte d’Italia: curiosi, collezionisti e festanti scolaresche. Un sorprendete, quasi magico giardino botanico nel cuore della campagna salentina che ospita circa 2500 tipologie di piante grasse, tutte con una storia da raccontare. Dopo aver lasciato la strada statale Maglie – Poggiardo, al Km 5, ci si arriva percorrendo stradine sterrate, costeggiate dai caratteristici muretti a secco di campagna e da interminabili filari di ulivi secolari che sembrano contorcersi al sole.
Il corpo principale della Cutura è ricavato da un’antica masseria del 1700, un tempo utilizzata soprattutto per l’allevamento del bestiame, a cui sono annessi oltre 35 ettari di terra ed una piccola borgata dove dimoravano le famiglie dei contadini e dei pastori.
Dopo l’unità d’Italia, questo posto venne a trovarsi al centro di un grande comprensorio portato a bonifica e i nuovi proprietari dei terreni limitrofi ribattezzarono questo luogo la masseria della cutura (della coltivazione), da qui il nome del giardino botanico.
Durante i lavori di ristrutturazione è stata realizzata una avveniristica serra, che oggi ospita le piante grasse e succulente, alta fino a 16 metri con volte a scivolo che permettono ai raggi del sole di cadere obliquamente. La serra tra l’altro ha il pregio di integrarsi perfettamente con l’originaria architettura e con il paesaggio circostante; inoltre adottando delle tecniche per il drenaggio dell’acqua, che risalgono addirittura al tempo dei romani durante le giornate di pioggia, le superfici esterne della serra si trasformano in suggestive cascate.
Al suo interno ci sono piante provenienti dagli angoli più remoti del pianeta… ma forse non sanno di essere così lontane da casa, dato che il clima ricreato rispecchia appieno quello del luogo d’origine. Il signor Cezzi suggerisce ai suoi visitatori che per apprezzare appieno i segreti del giardino botanico è bene cominciare la passeggiata ammirando quelle piante che si è provato a far “integrare” con il clima salentino, dal momento che spesso hanno reagito attraverso mutazioni bizzarre, o come si dice in gergo botanico, “mostruose”, dando origine a vere rarità, ambite da collezionisti e ricercatori. Addentrandosi nella scoperta di questo mondo è possibile imbattersi nel maestoso esemplare del Saguaro, una pianta gigantesca, situata a ridosso della serra privata del signor Cezzi.


E’ indescrivibile l’emozione che quest’uomo riesce a trasmettere raccontando la storia di queste piante, la sua passione traspare ancor prima che dalle parole, dal tono di voce, amorevole e caliente quasi stesse parlando dei propri figli. La Cutura può benissimo considerarsi una vera e propria gioielleria di aculei; da segnalare tra le rarità le pietre viventi o living stones, una che somiglia alla pelle di un serpente, un’altra cresciuta a mo di cervello, una che sembra voler richiamare l’attenzione del visitatore con il suo fiore sfacciatamente giallo, fiore che, come ci spiega il sig. Cezzi, è manifestazione della maturità raggiunta dalla pianta. Attraversando il giardino, lungo il percorso che conduce alla serra delle piante grasse e succulente, è possibile notare una varietà davvero incredibile di fichi d’India; notiamo le pale a forma di cuore della varietà messicana, ancora usate dai giovani messicani per procurarsi piccole ferite alle mani per poi stringere quelle delle proprie innamorate siglando così il patto d’amore.
Ed ancora il Cereus Peruviano Crestato carico di frutti, l’Agave in fiore, un gruppo di Opuntia Tunicata con le spine a forma di arpione e tante altre varietà di piante, dalle forme e dai colori più stravaganti. La serra della piante grasse e succulente parla lo spagnolo degli indios d’america, dal momento che troviamo piante originarie di numerosi paesi dell’ America Latina, dal Messico alla regione argentina della Patagonia. Il signor Cezzi racconta, con l’orgoglio del vero collezionista, che tutte le piante presenti all’interno della serra hanno dato origine, in seguito a malformazioni dovute al clima, alle varietà “crestate” o “mostruose”, vere e proprie rarità, pezzi unici che è possibile ammirare solo all’interno della Cutura. Varietà e bizzarrie della natura che, il sig. Cezzi, quotidianamente osserva, conserva e ripianta, fiducioso. E’ possibile ammirare tutte le varietà dell’Agave, la varietà normale e crestata del Astrophytum myriostigma , detto comunemente Cappello di prete, i giganteschi Grusoni o “Cuscini di suocera”, uno splendido esemplare del Mirtillocactus geometrizans crestato. Con un velo di ironia,il signor Cezzi ci racconta che in alcuni periodi dell’anno, la sua serra diventa una vera e propria “clinica” per la “fecondazione assistita”. Molte delle piante rare, cresciute in cattività nella serra, sono il frutto di fecondazioni pilotate da lui stesso. E’ possibile ammirare ancora le piante del Lophophora williamsii o comunemente detto Peyote, pianta allucinogena diventata famosa in Italia con il film Puerto Escondito, di Gabriele Salvatores; la pianta egiziana dell’Euphorbia Balsamifera, dalle cui foglie gli egiziani ricavavano una linfa collosa che veniva utilizzata per impregnare le bende atte ad avvolgere le salme; infine le piante dell’Aloe in tutte le varietà esistenti. Gli odori afrodisiaci delle piante del “Falso Incenso”, ci accompagnano fuori dalla serra, mentre proseguiamo alla scoperta dei segreti del giardino botanico.
Il signor Cezzi ci tiene a sottolineare la differenza tra un orto e un giardino botanico, che può essere paragonabile a quella sottile, quasi impercettibile linea di confine tra tecnica ed arte.
L’orto botanico è gestito da tecnici, dagli atenei universitari, che devono illustrare e sperimentare, il giardino botanico nella maggior parte dei casi è il frutto invece della passione di un singolo individuo. E’ una forma egoistica per sentirsi realizzato; un modo come un altro per comunicare se stessi attraverso le piante, alla stregua del pittore, che usa i colori per esprimere emozioni o del musicista che con le note influenza i nostri stati d’animo. Nel giardino, il visitatore, più che ricercare e ricordare nozioni scientifiche, cerca di captare delle sensazioni, di gettare un ponte tra le piante e i propri stati emotivi. In effetti, la particolarità del giardino botanico la Cutura è rappresentata dal fatto che può riservare emozioni in qualsiasi stagione dell’anno; se la primavera e l’estate sono caratterizzate dall’esplosione dei colori e degli odori, alcune piante come ad esempio il Salice Contorto, raggiungono l’apice della propria bellezza nei mesi invernali, quando restano privi di foglie, visto che il giallo ocra dei rami ne esalta le particolarità. Proseguendo la passeggiata nel giardino, è possibile ammirare lo stagno con le piante acquatiche. Un viottolo di alberi africani accompagna il visitatore verso il bosco dei Lecci, messo a dimora nel settecento ed utilizzato anticamente per proteggere gli animali dai raggi del sole durante le giornate afose dell’estate salentina.
Oggi questo bosco viene utilizzato per ospitare concerti nelle serate estive o per i rinfreschi dei banchetti nuziali. Evidente la somiglianza, come ci fa notare il signor Cezzi, di questo piccolo rado al riparo da occhi indiscreti, con un celebre quadro del pittore Manet “ Le Dejeuner sur l'herbe” (Pic nic sull'erba); da qui l’ispirazione per il nome del ristorante situato nel cuore del giardino botanico che offre un mix di tradizione salentina coniugata con alcuni sapori ricavati dalle erbe prodotte in loco. Circondati dal verde, ci si può ritrovare in questo eden spinoso anche per un convegno; adiacente al ristorante, una sala di circa ottanta posti è stata adibita ad attività convegnistica e a manifestazioni culturali di ogni genere. Uscendo dal bosco dei Lecci si attraversa un piccolo ponte del settecento, che si affaccia su una voragine carsica, dove defluisce l’acqua delle campagne.
Il ponte è detto anche” ponte delle volpi” poiché, in alcuni periodi dell’anno, le volpi nidificano all’interno delle voragini carsiche, popolandone la zona. Proseguendo, entriamo nella vecchia borgata, che con le sue viuzze e pareti bianche rivestite di fiori, rievoca scorci suggestivi di alcune vecchie città spagnole. Un vialetto di rosmarino introduce il visitatore nella zona del giardino all’italiana , con le piante officinali utilizzate in erboristeria: la salvia, la liquirizia, la achillea, la valeriana l’echinacea; e ancora, nel giardino dei semplici le piante aromatiche (mente, canfore, artemisie ecc.) un tempo coltivate negli orti dei conventi ed utilizzate dai frati per lenire e curare lievi malanni attraverso la preparazione di sciroppi, liquori e tisane.
La passeggiata si conclude nel Giardino segreto, che custodisce le piante più rare ed esotiche in luoghi nascosti, quasi misteriosi, tali da solleticare la curiosità del visitatore accendondene fantasie ed emozioni. Percorrendo un lungo viale di gerani, attraverso una monumentale scalinata scavata nella roccia, si raggiunge una vecchia cava tufacea dove hanno trovato dimora gli agrumi rari, le conifere nane, le eritrine, le gorgonie e tante altre piante insolite. Nello stesso luogo due piccole serre dirimpettaie accolgono le rarità più delicate e bisognose di maggiori attenzioni: palmizi, felci ed orchidee in una, frutti esotici ed essenze profumate nell’altra.
Questo è il mondo di Salvatore Cezzi e decidere di mostrarlo a tutti è stato una piccola debolezza dettata dalla vanità, anche se la cordialità e il senso di ospitalità del signor Cezzi sono prerogative salentine, ben lontane dalle pericolose spine delle sue amate piante; da loro, il nobile magliese ha tratto,semmai, solo il suo “pungente umorismo”.
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