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Alessandro Scorsone la Sommellerie con competenza, stile ed eleganza.

05/09/2012
Vincitore del “Premio Italia a Tavola 2011 - Personaggio dell’anno dell’enogastronomia e della ristorazione” Alessandro Scorsone, romano, è sommelier diplomato con il Master in analisi sensoria le, docente per l’Associazione italiana sommelier di Roma per tecnica di servizio, di degustazione e di abbinamento, noto al grande pubblico grazie anche alla sua partecipazione, in qualità di esperto tecnico scientifico, alla trasmissione “La Prova del Cuoco” condotta da Antonella Clerici su Rai Uno, dove è spesso ospite per dare consigli sul vino e sul buon gusto in tavola. Nel 2008 è stato insignito del Premio internazionale del vino come miglior sommelier italiano. Attualmente è in servizio presso Palazzo Chigi come responsabile delle attività e della gestione amministrativa della sede di rappresentanza e della gestione degli eventi conviviali, ufficiali e non, che hanno luogo nella Residenza di Stato. Sovrintende personalmente l’allestimento delle tavole, cura e dirige il servizio svolto dal personale preposto. Nel variegato panorama della critica enogastronomia italiana, Alessandro Scorsone si distingue, oltre che per le grandi capacità tecniche e divulgative, per lo stile, la classe, l’eleganza e l’educazione che da sempre lo contraddistinguono.

Alessandro, come nasce la tua passione per il vino e come sei arrivato alla professione di sommelier?

La mia passione per il vino inizia nel 1996... avevo desiderio di approfondire la mia conoscenza sul mondo enologico da unire al mio lavoro primario che è legato all’accoglienza degli Ospiti nella Residenza del Presidente del Consiglio dei Ministri. Occupandomi quindi di pranzi di Stato, avevo necessità di ulteriori aperture per far bella figura a tavola. È stata una folgorazione, conoscere in Ais (“Associazione Italiana Sommelier”), persone come Franco Maria Ricci e Ubaldo Pizzingrilli, ha cambiato praticamente il corso della mia vita.

La degustazione è un’arte antica che nel tempo si è arricchita di conoscenze e oggi, definita analisi sensoriale od organolettica, è sicuramente qualcosa di più del semplice assaggio di un vino. Cosa deve fare e cosa non deve fare un sommelier durante una degustazione?

La degustazione deve essere vissuta con serietà e riflessione, ogni qual volta ci si trova ad un panel per Guide o a verticali storiche presso le Aziende. Quando invece, ci si trova fra amici ad una cena, consiglio meno cerebralità e più voglia di stare insieme alla ricerca di quel sano momento di semplicità che solo un calice di vino può dare.
Cercare di comprendere se quel vino è rispondente alla filosofia del produttore, se è ancorato alla terra che lo produce, se la tipicità è rispettata, questa è l’unica chiave di lettura di un calice; e il vino non deve esser buono o più buono se costa molto o se il produttore ha un nome altisonante... il vino ha dalla sua parte l’unica vera aspettativa che dovrebbe esser presente su ogni tavola... lasciare le persone libere di scegliere la propria bottiglia senza condizionamenti.

Dagli anni 70 a oggi il sommelier ha percorso una lunga strada verso la popolarità. Allora era una figura poco conosciuta che in mano a diversi appassionati che, prove s’incontrava tra i tavoli dei ristoranti di lusso, vestita nella classica divisa con una catena al collo che reggeva un taste-vin. Oggi, stimolata dai Concorsi nazionali ed internazionali, ma anche dalla TV, la figura del sommelier è sempre più presente nelle numerose trasmissioni e reality dedicati all’enogastronomia, divenendo, forse, il nuovo volto del Belpaese e il testimonial dell’Italian-style. Non solo, sta per uscire SOMM, un film indipendente di Jason Wise costato due anni di riprese in 6 paesi diversi, che racconta la vera storia di quattro aspiranti sommeliers che partecipano alle selezioni di Master Sommelier, uno degli esami più prestigiosi ma anche più difficili per gli esperti di vino. Credi che tutto ciò sia vantaggioso per la professione?

È importante al giorno d’oggi trasmettere professionalità in ogni campo ma ancor di più, in quei luoghi, dove l’interazione con il cliente è fondamentale come la ristorazione. Non dobbiamo mai dimenticare che il vero patrimonio sono i clienti, che debbono essere rispettati anzitutto e poi, guidati verso scelte intelligenti, diverse e non modaiole. Da un professionista del settore, ci si attendono novità e tanto più sarà curioso di conoscere territori e produttori, tanto più avrà novità da spendere con i clienti altrettanto curiosi. Non ci si accontenta più dell’ovvietà, oggi si ricerca anche una beva meno austera ma più radicata nella terra capace di dare sensazioni nuove tali da poterne far confronti con altri bevitori. È giusto ricordare l’impegno profuso dall’Ais per trasmettere cultura e passione, al punto tale che molte persone, in età non più giovane, spesso sono pronti a cambiare il proprio lavoro per provarsi in una nuova avventura lavorativa, segno evidente che il messaggio iniziale era sicuramente positivo.

Cosa pensi della comunicazione del vino oggi e cosa vorresti si proponesse per diffondere la qualità, la conoscenza e la cultura del vino?

La comunicazione del vino oggi in Italia è in mano a diversi appassionati che, provenendo magari da altri settori, hanno saputo cogliere  l'aatimo giusto per entrare in un mondo sempre più affascinante...bisogna  però però sottolineare che, con l'avvento della rete, tutto è cambiato, abbimo opinion leader che si scontrano come titani nei blog dove ognuno vorrebbe mostrarsi più bello e più bravo...  io dico semplicemente che un bravo comunicatore è quello che arriva al cuore della gente, colui che magari sarà capace - con poche e semplici parole - di spegare il vino anche alla nostra adorata signora Rossi, inducendola a comprare la sua bella bottiglia al supermercato, in enoteca o all'alimentari sotto casa, certa di far bella figura con i suoi ospiti.

Donna e uomo: ci sono differenze nella scelta del vino?

Assolutamente no, oggi moltissime donne amano il vino anche più degli uomini, porto sempre l’esempio di una produttrice di vino di Bolsena, che avendo un marito che non beve, ha creato una bottiglia da mezzo litro, chiamandola Solo per Due... quando in realtà, la beve solo lei! Un piccolo esempio scherzoso per raccontare di come oggi le donne, molto erudite in campo vinicolo, riescano ad essere splendide compagne di tavole enologiche. Sempre scherzando vi dico: provate ad invitare la mia autorevole collega Adua Villa a cena e poi saprete dirmi!

Quali caratteristiche deve presentare un vino per funzionare ed andare esattamente incontro alle esigenze del cliente nei ristoranti di oggi? Come ritieni siano cambiati, complice la crisi, gli orientamenti dei clienti?

Il vino deve ricercare solo una cosa: la bevibilità... con quella si ha una chiave di lettura diversa, meno opulenza e maggiore aderenza al territorio. Ci sono dei bravissimi Maitre Sommelier, che nei loro ristoranti, riescono a far girare centinaia di bottiglie, raccontando storie di uomini e di donne che fanno vino..ecco l’altro elemento importante : le storie del vino...quelle che te lo fanno amare, sognare e desiderare di tornare in quel luogo per bere ancora quel calice d’emozione. Su questo, un grande maestro della sala, Gianni De Bellis, pugliese di Castellana Grotte, che opera a Roma presso il ristorante Le Tamerici, fonda tutto il suo successo: ogni sera racconta storie del cibo della Puglia e serve moltissimi produttori della sua amata terra, ma non dimentica che l’Italia ha mille sfaccettature e quindi spazia su tutto l’italico stivale, deliziando i palati dei suoi amati amici - clienti, sfidando la crisi con splendide bottiglie, vendute con onesti ricarichi e con tantissime offerte al calice sempre di grandissima qualità.

Ci siamo incontrati al Vinitaly 2012 durante la presentazione del 1° Concorso Enologico Nazionale dei vini rosati d’Italia, promosso dalla regione Puglia. Alessandro, è un futuro ‘roseo’ quello dei vini rosati oggi, anche per quello che concerne la liaison tra rosati e alta ristorazione?

Il rosato, vive un momento di passaggio importante secondo me, un tempo era un vino non considerato... chissà perché... poi, alcuni e da è stato un susseguirsi di nuovi adepti. Ricordo una sera, in un ristorante romano, la bravissima Daniela Scrobogna, illustre docente dell’Ais di Roma, deliziò i presenti ad una cena importante, con l’ abbinamento di un vino rosato pugliese su un maccheroncino in guazzetto di amatriciana... credetemi: un vero successo! Fu premiata la professionalità della Scrobogna ed anche il coraggio di proporre abbinamenti non scontati... quindi, il futuro è sicuramente roseo; basterà proporlo con intelligenza, alla giusta temperatura di servizio e - da non dimenticare - all’interno di una sequenza naturale di servizio, che vede servire per primi i vini spumanti, a seguire i vini bianchi, vini rosati, vini rossi e vini dolci. Come vedete, una sequenza che posiziona i vini rosati al centro di una bellissima cena in giusta compagnia.

Oltre all’indubbia capacità professionale, grande conoscitore della cultura dell’accoglienza occupandoti della ‘casa istituzionale’ - la Presidenza del Consiglio - ti viene riconosciuto un certo aplomb molto british style ... come lo spieghi?

Quello è legato al mio modo di essere, io sono così... e spesso mi è capitato che le persone non lo comprendessero..per me l’accoglienza è ogni giorno, con ogni persona che incontro, sia per lavoro che per piacere personale...troppe volte abbiamo assistito a scene pietose dove gli uomini erano poco galanti e poco inclini a curare i dettagli. Io , anche grazie al mio lavoro, ho l’opportunità di tenermi sempre allenato...e alla fine, di tutto questo, ne fruiscono gli amici cari che mi sono vicini, le fidanzate e le tantissime persone che incontro giornalmente per un calice insieme nei vari luoghi in cui mi trovo.

La Puglia ha saputo dar vita a un brand che fa tendenza, una realtà finalmente orgogliosa e consapevole delle proprie potenzialità nel settore vinicolo. Grazie ai successi nazionali e internazionali del Negroamaro e del Primitivo, oggi i vini pugliesi possono competere alla pari con i migliori vini della tradizione enologica italiana. Nella tua cantina ideale, che posto occupa il Primitivo di Manduria e per quale grande evento lo vedi in perfetto connubio?

Sono moltissimi gli amici pugliesi che spesso mi chiedono di assaggiare i loro prodotti, cosa che faccio con immenso piacere e devo aggiungere anche con grande stupore ad ogni assaggio. La Puglia è finalmente protagonista di qualità in tanti luoghi, ero in Germania ultimamente per il Pro Weine ed ho assistito ad una bellissima degustazione di Primitivo di Manduria e Negroamaro, insieme con il mitico Dario Stèfano e posso raccontarvi un grandissimo successo di pubblico e di critica. La Puglia però, ha molte frecce ancora da posizionare, grandissimi oli extravergine d’oliva, cibo di rara eccellenza e soprattutto, una’ospitalità così cordiale, da rimanere impressa nel tempo.

Terminiamo l’interessante incontro con Alessandro Scorsone con la domanda che ritualmente chiude l’intervista: in una frase, cos’è per te il vino?

È semplicemente gioia, è la magia della vita, grazie al vino ci si incontra, si fanno affari, ci si innamora... e cosa desideriamo più dalla vita? Pensate che un semplice calice, con le luci giuste, tovaglie chiare, compagnia indimenticabile, atmosfera perfetta: faranno diventare quel calice il miglior vino del mondo; ovvero, fra i tanti giudizi che si potranno dare sul vino, soggettivi ed oggettivi, alla fine, sarà quello affettivo che ne farà gioire, posizionandolo nel gradino più alto della scala; purchè si abbia sempre l’umiltà di berlo con il cuore... ed è questo il migliore augurio per tutti.